Troponina in farmacia: si può fare. Ma è davvero utile?

La normativa italiana consente al farmacista di eseguire test diagnostici su sangue capillare. Nel sospetto infarto, però, il valore della troponina dipende dal metodo, dal momento del prelievo e soprattutto dal percorso clinico costruito intorno al risultato.

di Francesco Lazzari
Aggiornato al 25 luglio 2026

Un uomo entra in farmacia lamentando un dolore al petto iniziato da meno di un'ora. Chiede se sia possibile controllare la troponina "per stare tranquillo". Il test viene eseguito con una goccia di sangue e restituisce un valore non elevato.

Può tornare a casa?

No. E questa risposta spiega quasi tutto ciò che bisogna sapere sulla troponina in farmacia.

Il problema non è stabilire se oggi esistano strumenti capaci di misurare rapidamente la troponina su sangue capillare. Alcuni dispositivi lo consentono e le nuove tecnologie ad alta sensibilità stanno raggiungendo prestazioni impensabili fino a pochi anni fa. Il punto è capire se quel risultato, ottenuto in quel momento e in quel contesto, sia sufficiente per prendere una decisione sicura.

Nella maggior parte dei casi non lo è.

Un biomarcatore importante, ma non una diagnosi

La troponina cardiaca è uno dei biomarcatori più importanti nella valutazione del danno miocardico. Quando aumenta, segnala che alcune cellule del cuore hanno subito una lesione.

Non dice però, da sola, quale ne sia la causa.

Una troponina elevata può essere associata a un infarto miocardico, ma anche a scompenso cardiaco, miocardite, tachiaritmie, embolia polmonare, sepsi, insufficienza renale, cardiomiopatia di Takotsubo e numerose altre condizioni. Come ricordano le linee guida ESC sulle sindromi coronariche acute, la troponina è molto specifica per il danno miocardico, non per l'infarto di tipo 1 causato dalla rottura di una placca coronarica.

Anche un risultato non elevato richiede cautela. Se il prelievo viene eseguito troppo presto rispetto all'inizio dei sintomi, il biomarcatore potrebbe non essere ancora aumentato. Il rischio è maggiore con i test meno sensibili e con i dispositivi per i quali non sono stati validati algoritmi rapidi specifici.

Per questo, nel sospetto di sindrome coronarica acuta, la medicina non utilizza la troponina come un semplice interruttore acceso-spento. Il risultato viene interpretato insieme a:

  • sintomi e loro durata;
  • anamnesi e fattori di rischio;
  • parametri vitali;
  • elettrocardiogramma a 12 derivazioni;
  • valore iniziale della troponina;
  • variazione della concentrazione nel tempo;
  • eventuali altre condizioni cliniche.

Le strategie ESC 0/1 ora e 0/2 ore prevedono valori e variazioni specifici per ciascun metodo analitico. Gli algoritmi devono essere sempre integrati con la valutazione clinica e con l'ECG; in caso di dolore persistente o ricorrente, il secondo prelievo è indispensabile.

Un singolo valore, quindi, non equivale automaticamente né a un "rule-out" né a un "rule-in".

Cosa dice oggi la normativa italiana

Il quadro normativo è più articolato di quanto talvolta venga raccontato.

Il D.Lgs. 153/2009, nel testo vigente dal 18 dicembre 2025, disciplina i nuovi servizi erogabili dalle farmacie. La lettera e) dell'articolo 1 comprende le prestazioni analitiche di prima istanza, escludendo l'attività di prescrizione e diagnosi e il prelievo venoso mediante siringhe o dispositivi equivalenti.

Il successivo Decreto ministeriale 16 dicembre 2010 ha individuato una serie di prestazioni riconducibili all'autocontrollo: glicemia, colesterolo, trigliceridi, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito e altri parametri. La troponina non compare in quell'elenco.

Fermarsi qui, tuttavia, porterebbe oggi a una conclusione incompleta.

Nel 2020 è stata infatti introdotta nel D.Lgs. 153/2009 la lettera e-ter), che consente espressamente «l'effettuazione presso le farmacie da parte di un farmacista di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare».

Questa disposizione è tuttora vigente ed è distinta dalla disciplina originaria dell'autocontrollo. La troponina non viene nominata, ma un test eseguito su sangue capillare può, in astratto, rientrare nella previsione della lettera e-ter).

Anche la giurisprudenza ha riconosciuto questa distinzione. Il TAR Campania, nella sentenza n. 6225 del 2024, ha qualificato l'attività della farmacia come ausiliaria rispetto ai compiti del Servizio sanitario, distinguendola dall'attività propria del laboratorio clinico. Rimangono fuori dalla competenza del farmacista la diagnosi, la prescrizione e il prelievo venoso.

La conclusione normativa, pertanto, richiede equilibrio:

non è corretto sostenere che la troponina capillare sia sempre vietata in farmacia; non è neppure corretto dedurre dalla lettera e-ter) che qualsiasi test, con qualsiasi dispositivo e modalità, possa essere automaticamente offerto come servizio diagnostico completo.

Per i servizi erogati nell'ambito del Servizio sanitario intervengono inoltre la Convenzione farmaceutica nazionale, gli accordi regionali e i relativi requisiti organizzativi. Il nuovo Accordo collettivo nazionale del 6 marzo 2025 ha consolidato l'ingresso dei test diagnostici e degli altri servizi nella disciplina convenzionale.

Nel protocollo sottoscritto nel luglio 2025 da FOFI e FNOB è stato poi precisato che il farmacista rilascia un attestato di esito, non un referto diagnostico. Il referto clinico può essere prodotto da un biologo o da un medico di laboratorio quando la farmacia sia collegata a una struttura laboratoristica. Il protocollo attribuisce inoltre al farmacista la responsabilità delle procedure, della fase preanalitica, della scelta del test e della manutenzione della strumentazione. È una distinzione terminologica, ma soprattutto professionale. Il documento FOFI-FNOB è consultabile sul sito della Federazione degli Ordini dei Biologi.

La marcatura CE non basta

Avere un dispositivo marcato CE non significa poterlo utilizzare in qualunque ambiente, con qualunque campione o per qualunque decisione clinica.

Il Regolamento europeo IVDR 2017/746 definisce i dispositivi per near-patient testing come strumenti destinati all'impiego fuori dal laboratorio, vicino al paziente, da parte di un professionista sanitario.

Il dispositivo deve essere usato secondo la destinazione stabilita dal fabbricante. Prima di adottare un test della troponina in farmacia occorre quindi controllare puntualmente:

  • se sia destinato al near-patient testing e non esclusivamente al laboratorio;
  • quale figura professionale sia autorizzata a utilizzarlo;
  • se accetti realmente sangue capillare da pungidito;
  • se valori decisionali e algoritmi siano stati validati su quella matrice;
  • quali formazione, controlli di qualità e manutenzione siano richiesti;
  • quali limitazioni cliniche siano indicate nelle istruzioni per l'uso.

Non tutti i POCT della troponina possono essere utilizzati su sangue capillare. Alcuni richiedono plasma o sangue venoso e non è corretto trasferire automaticamente su un campione capillare soglie ricavate da matrici differenti.

La marcatura CE dimostra la conformità del dispositivo per la sua destinazione d'uso. Non autorizza il professionista a modificare quella destinazione e non sostituisce le norme nazionali sull'organizzazione dei servizi sanitari.

Le tecnologie stanno migliorando rapidamente

Sul piano scientifico, il 2026 ha portato elementi molto interessanti.

Un recente documento scientifico dell'Association for Acute Cardiovascular Care dell'ESC riconosce che alcuni nuovi POCT della troponina soddisfano ormai i criteri analitici dell'alta sensibilità e possono fornire risultati in meno di venti minuti.

Lo stesso documento, però, invita alla prudenza. Molti studi sono stati condotti su plasma conservato, non su sangue capillare fresco analizzato da operatori reali nell'ambiente di impiego. L'ESC sottolinea la necessità di validare prestazioni, sicurezza, formazione, qualità analitica e percorso clinico nello specifico contesto in cui il test verrà utilizzato.

Fuori dal pronto soccorso — per esempio nell'assistenza primaria, in ambulanza o negli ambulatori territoriali — gli approcci sono ancora meno consolidati. Il documento osserva che il test singolo con troponina convenzionale non è adeguato per escludere un infarto e che, per molti pazienti, restano necessari osservazione, ECG, ripetizione della troponina e trasferimento in ospedale.

La revisione sistematica più recente, pubblicata il 21 luglio 2026 sull'Emergency Medicine Journal, ha analizzato 8 studi, 19 dataset e 9.384 pazienti. Gli algoritmi seriali con troponina POCT ad alta sensibilità hanno raggiunto una sensibilità aggregata del 98% nel rule-out e un valore predittivo negativo stimato del 99,9%, assumendo una prevalenza di infarto del 10%.

Sono risultati promettenti, ma vanno letti correttamente. Gli studi riguardavano pazienti valutati in pronto soccorso con algoritmi seriali 0/1 ora o 0/2 ore. Non dimostrano che un singolo test eseguito su richiesta in farmacia possa escludere con sicurezza un infarto.

Anche il dato sul rule-in è istruttivo: il valore predittivo positivo stimato era del 68,5%. In altre parole, persino all'interno di percorsi strutturati una troponina positiva non coincide automaticamente con la diagnosi di infarto.

Quando la troponina in farmacia potrebbe essere utile

La farmacia può essere un presidio sanitario di prossimità prezioso. Ha una presenza capillare, professionisti accessibili e una crescente integrazione con telemedicina, screening e gestione delle cronicità.

Proprio per questo, il possibile impiego della troponina dovrebbe essere progettato con particolare rigore.

Il test potrebbe acquisire valore all'interno di un percorso territoriale formalizzato nel quale siano presenti:

  • criteri precisi per la selezione dei pazienti;
  • esclusione immediata dal test dei soggetti con sintomi ad alto rischio;
  • disponibilità contestuale dell'ECG;
  • dispositivo ad alta sensibilità validato per sangue capillare;
  • algoritmi e soglie specifici per quel metodo;
  • possibilità di ripetere la misura nei tempi previsti;
  • collegamento diretto con medico, laboratorio e sistema di emergenza;
  • formazione documentata degli operatori;
  • controlli interni ed esterni di qualità;
  • registrazione, tracciabilità e integrazione del risultato nel percorso sanitario;
  • valutazione degli esiti clinici e degli eventuali ritardi nell'accesso alle cure.

In questo modello la farmacia non sostituirebbe il pronto soccorso. Potrebbe diventare un nodo controllato di una rete clinica, particolarmente interessante nelle aree interne o nei territori con lunghi tempi di trasferimento.

La differenza è sostanziale: non si tratterebbe di vendere un esame, ma di governare una decisione.

Quando non è utile, e può diventare pericolosa

La troponina in farmacia non dovrebbe essere proposta come screening cardiovascolare generalizzato nelle persone asintomatiche. Sebbene concentrazioni più alte possano avere un significato prognostico, non esiste oggi un percorso condiviso che trasformi questo dato in un beneficio clinico certo per la popolazione generale.

È inoltre poco appropriata quando:

  • viene eseguita una sola determinazione senza considerare l'ora di inizio dei sintomi;
  • il dispositivo non soddisfa i criteri di alta sensibilità;
  • la matrice capillare non è prevista dal fabbricante;
  • non sono disponibili ECG e valutazione clinica;
  • non esiste la possibilità di ripetere il test;
  • il risultato viene comunicato come diagnosi;
  • un valore negativo viene usato per rassicurare il paziente e rinviare l'accesso alle cure;
  • l'esecuzione del test ritarda l'attivazione del 112 o del 118.

Nel dolore toracico sospetto, la priorità non è ottenere una troponina in pochi minuti. È inserire immediatamente la persona nel percorso assistenziale corretto.

Il caso della Lombardia

La pagina ufficiale della Farmacia dei servizi di Regione Lombardia documenta attualmente percorsi di telemedicina cardiologica, compresi ECG, Holter cardiaco e Holter pressorio per determinate categorie di assistiti.

Nelle fonti regionali ufficiali consultate fino al 25 luglio 2026 non risulta invece un percorso lombardo specifico per la troponina in farmacia.

Questo non equivale a un divieto assoluto dell'esecuzione privata di un test capillare conforme alla normativa. Significa però che la troponina non può essere presentata come una prestazione cardiologica ordinaria e già inserita nel percorso regionale della Farmacia dei servizi. Qualunque progetto dovrebbe essere verificato preventivamente con Regione, ATS, direzione sanitaria e professionisti responsabili del percorso di emergenza.

La risposta finale

La troponina eseguita in farmacia può essere tecnicamente realizzabile e, in presenza di un dispositivo appropriato, astrattamente compatibile con la normativa sui test capillari.

Ma la vera domanda non è: "Il farmacista può fare il test?"

La domanda corretta è: "Il risultato migliora una decisione clinica senza creare ritardi o falsa sicurezza?"

Oggi la risposta è positiva soprattutto nei percorsi ospedalieri e di emergenza organizzati, dove la troponina POCT ad alta sensibilità può abbreviare i tempi decisionali. In una farmacia priva di ECG, osservazione, misurazioni seriali, supervisione medica e collegamento immediato con la rete dell'emergenza, la sua utilità è invece molto limitata.

La farmacia del futuro potrà certamente svolgere un ruolo più ampio nella diagnostica di prossimità. Ma per arrivarci non basta portare lo strumento sul territorio. Occorre portare sul territorio anche competenze, controllo di qualità, responsabilità clinica e continuità assistenziale.

Perché un POCT non è semplicemente un dispositivo appoggiato su un bancone.

È un processo diagnostico. E il valore del risultato dipende dalla qualità del percorso che comincia subito dopo.


Founder & GM Lazzaned | POCT e diagnostica di prossimità | Governance, IVDR e qualità analitica | Docente UniSR 

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