POCT e autoanalisi non sono sinonimi: perché in farmacia devono essere gestiti in modo diverso

21.07.2026

La distinzione non è terminologica: riguarda destinazione d'uso, responsabilità professionali, controllo della qualità e valore clinico del risultato

Nella farmacia dei servizi si parla sempre più spesso di diagnostica di prossimità, prevenzione, monitoraggio e presa in carico del paziente cronico.

Eppure, ancora oggi, due concetti profondamente diversi vengono utilizzati come se fossero equivalenti: autoanalisi e Point-of-Care Testing – POCT.

Un dispositivo piccolo, rapido, automatico e utilizzabile su sangue capillare non è necessariamente un'apparecchiatura per autoanalisi. Allo stesso modo, il fatto che un test venga eseguito all'interno di una farmacia non lo trasforma automaticamente in un POCT.

La corretta qualificazione dipende dalla destinazione d'uso stabilita dal fabbricante, dall'utilizzatore previsto, dal contesto organizzativo e dal significato attribuito al risultato.

Comprendere questa differenza è essenziale per farmacisti, biologi, laboratori clinici, distributori e professionisti coinvolti nella diagnostica territoriale.

La prima distinzione è stabilita dal Regolamento europeo

Il Regolamento europeo 2017/746 sui dispositivi medico-diagnostici in vitro distingue chiaramente due categorie.

Il dispositivo per self-testing, o autotest, è destinato dal fabbricante a essere utilizzato da una persona non professionista.

Il dispositivo per near-patient testing, categoria europea nella quale rientrano generalmente i sistemi POCT, non è invece destinato all'autotest. È progettato per eseguire un esame al di fuori del laboratorio, vicino al paziente, da parte di un professionista sanitario.

La differenza, quindi, non dipende soltanto dalla tecnologia.

Dipende soprattutto da tre elementi:

  • chi è autorizzato a utilizzare il dispositivo;
  • quale formazione è richiesta;
  • quale destinazione d'uso è dichiarata nell'etichetta e nelle istruzioni per l'uso.

Il Regolamento IVDR richiede inoltre che, per i dispositivi near-patient, il fabbricante indichi il livello di formazione, qualificazione o esperienza richiesto all'utilizzatore. La destinazione d'uso non può essere modificata commercialmente o interpretata liberamente dall'acquirente.

In altre parole, non basta chiamare "autoanalisi" un esame professionale per renderlo tale.

Che cosa si intende per autoanalisi in farmacia

Il quadro nazionale della farmacia dei servizi deriva principalmente dal decreto legislativo n. 153 del 2009 e dal decreto ministeriale 16 dicembre 2010.

Quest'ultimo disciplina le prestazioni analitiche di prima istanza rientranti nell'ambito dell'autocontrollo e definisce i test autodiagnostici come esami che, ordinariamente, possono essere gestiti direttamente dal paziente a domicilio. In condizioni di fragilità o ridotta autosufficienza, il cittadino può ricevere il supporto di un operatore sanitario in farmacia.

Il decreto elenca, tra le prestazioni previste, alcuni test relativi a glicemia, lipidi, emoglobina glicata, creatinina, transaminasi, ematocrito, analisi di componenti urinarie e altri parametri specificamente indicati.

Restano escluse:

  • l'attività di prescrizione;
  • l'attività di diagnosi;
  • il prelievo di sangue o plasma mediante siringhe o dispositivi equivalenti.

Il farmacista deve inoltre spiegare al cittadino la differenza tra una prestazione analitica di prima istanza e un'analisi eseguita in un laboratorio autorizzato, informandolo che il risultato deve essere valutato con il medico.

L'autoanalisi è dunque uno strumento di autocontrollo, orientamento e monitoraggio preliminare. Non coincide automaticamente con una prestazione di medicina di laboratorio e non può essere presentata come attività diagnostica completa.

Il POCT è invece un processo professionale

Il Point-of-Care Testing non è semplicemente un test rapido.

È una modalità di erogazione della medicina di laboratorio nella quale l'esame viene eseguito vicino al paziente, al di fuori dei locali del laboratorio clinico, da personale sanitario opportunamente formato.

Il documento tecnico AGENAS del 2026 definisce il POCT come l'insieme delle attività analitiche di medicina di laboratorio eseguite in prossimità del paziente e inserisce tali prestazioni nel modello della Medicina di Laboratorio Decentrata. Il documento distingue espressamente questo modello dal patient self-testing e dalla diagnostica direct-to-consumer.

Il POCT deve quindi essere considerato come un processo diagnostico organizzato, composto da più fasi:

  1. identificazione del paziente;
  2. valutazione dell'appropriatezza del test;
  3. preparazione e raccolta del campione;
  4. esecuzione dell'esame;
  5. controllo della qualità;
  6. validazione e gestione del risultato;
  7. trattamento dei valori critici;
  8. registrazione, conservazione e trasmissione dei dati;
  9. manutenzione e sorveglianza del dispositivo;
  10. gestione delle non conformità.

Il tempo ridotto necessario per ottenere il risultato non riduce le responsabilità. Al contrario, proprio perché il dato può influenzare rapidamente una decisione sanitaria, il sistema deve essere maggiormente controllato.

La vera differenza è nel valore attribuito al risultato

Nell'autoanalisi il dato è generalmente destinato al cittadino come informazione di autocontrollo e deve essere interpretato nel contesto previsto dalla normativa nazionale e regionale.

Nel POCT il risultato entra invece in un percorso clinico-assistenziale. Può contribuire al monitoraggio di una patologia, alla valutazione professionale del paziente o a una decisione sanitaria.

Per questo motivo il POCT richiede una gestione strutturata della qualità.

Secondo il documento AGENAS, la qualità delle prestazioni effettuate con sistemi POCT deve essere comparabile a quella garantita dal laboratorio clinico tradizionale. Il processo deve comprendere Controllo di Qualità Interno, adesione a programmi di Valutazione Esterna di Qualità quando disponibili e adeguati, verifica della comparabilità, audit, manutenzione e formazione documentata degli operatori.

Non è sufficiente, quindi, che lo strumento restituisca un numero.

Occorre poter dimostrare che quel numero sia:

  • riferibile al paziente corretto;
  • ottenuto da un campione adeguato;
  • prodotto da uno strumento correttamente funzionante;
  • associato a reagenti validi e conservati correttamente;
  • verificato attraverso controlli documentati;
  • registrato senza errori di trascrizione;
  • gestito secondo procedure definite.

Il marchio CE non sostituisce la governance

La conformità CE-IVDR è indispensabile, ma riguarda l'immissione sul mercato e la conformità del dispositivo alla destinazione stabilita dal fabbricante.

Non certifica automaticamente:

  • la competenza dell'operatore;
  • l'idoneità dei locali;
  • il rispetto della fase preanalitica;
  • la corretta identificazione del paziente;
  • l'esecuzione periodica dei controlli;
  • la manutenzione dell'apparecchiatura;
  • la correttezza della refertazione;
  • la conformità del trattamento dei dati;
  • la legittimità del modello organizzativo adottato dalla farmacia.

Un dispositivo conforme può essere utilizzato in modo non conforme.

È quindi necessario verificare non soltanto che cosa misura lo strumento, ma anche per chi è stato progettato, in quale contesto può essere impiegato e con quali procedure.

Connettività e tracciabilità non sono accessori tecnologici

Nel POCT professionale la connettività non dovrebbe essere considerata una funzione commerciale facoltativa.

È parte del sistema di sicurezza.

AGENAS individua nel collegamento tra dispositivo, middleware e sistemi informativi di laboratorio uno degli elementi essenziali per:

  • identificare pazienti e operatori;
  • evitare trascrizioni manuali;
  • controllare a distanza lo stato degli strumenti;
  • monitorare CQI e manutenzioni;
  • gestire i blocchi strumentali;
  • integrare il dato nel percorso clinico;
  • garantire sicurezza informatica e tracciabilità.

Nel modello di Medicina di Laboratorio Decentrata descritto da AGENAS, la semplice stampa prodotta direttamente dallo strumento è un reperto strumentale e non equivale automaticamente a un referto di medicina di laboratorio.

Il referto richiede un processo organizzato conforme alla normativa nazionale e regionale, con modalità definite dal laboratorio responsabile e, nel contesto descritto dal documento, trasmissione al Fascicolo Sanitario Elettronico.

Queste indicazioni sono state elaborate per l'assistenza territoriale e le Case della Comunità, ma esprimono un principio generale importante: quando un'attività viene qualificata come POCT professionale, il risultato non può essere gestito come una semplice ricevuta stampata dalla macchina.

Il ruolo della farmacia

La farmacia rappresenta uno dei luoghi più importanti per lo sviluppo della sanità di prossimità.

Proprio per questo deve evitare due errori opposti.

Il primo è sottovalutare il POCT, trattandolo come una normale autoanalisi assistita.

Il secondo è trasformare ogni autocontrollo in una prestazione diagnostica, attribuendo al risultato un valore clinico che il dispositivo o il modello organizzativo non consentono.

Prima di introdurre una nuova tecnologia, la farmacia dovrebbe quindi verificare almeno:

  • la destinazione d'uso riportata nelle istruzioni del fabbricante;
  • la qualificazione del dispositivo come self-testing, near-patient o professional use;
  • la conformità CE secondo il regime applicabile;
  • la prestazione effettivamente autorizzata dalla normativa nazionale e regionale;
  • il soggetto responsabile del processo analitico;
  • le procedure di formazione e abilitazione degli operatori;
  • il programma di controllo qualità;
  • la gestione della manutenzione e delle non conformità;
  • le modalità di identificazione del paziente;
  • la gestione dei valori critici;
  • la forma corretta di restituzione del risultato;
  • la protezione e la tracciabilità dei dati;
  • l'eventuale collegamento con un laboratorio clinico.

La disciplina della diagnostica decentrata non è ancora uniforme sul territorio nazionale. AGENAS rileva infatti un quadro regionale eterogeneo, con alcune Regioni che hanno già adottato regole più articolate per l'autorizzazione e l'accreditamento della Medicina di Laboratorio Decentrata.

Per questo motivo non esiste una risposta operativa identica per tutte le farmacie italiane: occorre sempre verificare la normativa della Regione e le disposizioni dell'autorità sanitaria territorialmente competente.

Il ruolo del biologo e del laboratorio clinico

Il biologo di laboratorio non dovrebbe essere percepito come una figura chiamata soltanto a firmare un documento a valle del processo.

Il suo contributo riguarda l'intero sistema:

  • scelta e verifica delle prestazioni;
  • valutazione delle performance analitiche;
  • definizione delle procedure;
  • controllo della fase preanalitica;
  • CQI e VEQ;
  • comparabilità con i metodi di laboratorio;
  • formazione degli operatori;
  • gestione dei valori critici;
  • analisi delle non conformità;
  • appropriatezza e interpretazione del dato.

Il laboratorio non deve necessariamente accentrare fisicamente ogni esame. Deve però poter governare la qualità del processo, quando il modello regionale configura l'attività come Medicina di Laboratorio Decentrata.

La prossimità geografica non deve significare distanza dalla qualità laboratoristica.

Una distinzione necessaria per il futuro della farmacia

Distinguere correttamente POCT e autoanalisi non significa limitare l'evoluzione professionale del farmacista.

Significa renderla più solida.

La farmacia del futuro non sarà credibile perché possiederà molti analizzatori, ma perché sarà capace di inserirli in percorsi appropriati, documentati, tracciabili e integrati con gli altri professionisti sanitari.

L'innovazione non consiste nel portare una macchina fuori dal laboratorio.

Consiste nel trasferire vicino al cittadino un processo diagnostico affidabile, mantenendo qualità, sicurezza e responsabilità.

Autoanalisi e POCT possono convivere nella farmacia dei servizi, ma non devono essere confusi.

Perché utilizzano regole differenti, producono risultati con finalità differenti e richiedono livelli di governance differenti.

La domanda corretta, quindi, non è soltanto:

"Quali esami può eseguire questo strumento?"

La domanda da porre è:

"Con quale destinazione d'uso, all'interno di quale percorso, sotto quale responsabilità e con quale garanzia di qualità viene prodotto il risultato?"

È da questa risposta che dipenderà la credibilità della diagnostica di prossimità.

Share